mercoledì 2 novembre 2016

Intervista a Giancarlo Erra dei Nosound: un italiano ben poco italiano

Questo è un estratto dell'intervista che ho effettuato a Giancarlo Erra, leader dei Nosound, andata in onda il martedì 18 Ottobre 2016 all'interno di POST, trasmissione radiofonica che va in onda su Radio Flo e su Radio RNS 93.4 FM del Salento Centrale.

La versione integrale della puntata la trovate a fine post.
La mia recensione di Scintilla la potete, invece, leggere qui.




(Lettere dall'Underground): Partendo da Scintilla, il tuo ultimo disco, e considerando che tuoi affermato che negli anni i tuoi ascolti sono cambiati raccontaci com'è cambiato tutto e a che punto senti di essere adesso.

(Giancarlo Erra): Come giustamente ha detto ci sono delle evoluzioni negli ascolti e nella vita persone. Essendo la mia musica una musica di grande ispirazione autobiografica è normale che i miei ascolti siano cambiati, e di conseguenza anche la mia musica.
Da un punto di vista, invece, prettamente musicale è un percorso che mi ha portato dal progressive della mia adolescenza, che aveva parallelamente ascolti dell'ambient e di collone sonore, ad ascoltare post rock, art rock e un tipo di cantautorato diverso da quello italiano
Mi rendo conto che più passano gli anni più mi piace in verità scoprire cose nuove. Questo percorso mi ha portato ad ascolti sempre più lontani e sempre più vicini a un certo minimalismo, se vogliamo, che non è mai un minimalismo sonoro ma è un minimalismo inteso come essenzialità.
Sono sempre più interessato all'antitesi di quello che è considerato il prog classico per molti, per cui poche note,poca musica ,soprattutto l'idea, l’ispirazione originale, l'idea semplice presentata nel modo più efficace possibile e scevra da ogni superficialità, scevra da ogni cosa che non è necessaria a comunicare lo stato emotivo e l'ispirazione emotiva se c'è stata dietro alla composizione musicale. Credo che tutto questo cambiamento negli ascolti si sia ovviamente riflesso nella mia scrittura e quindi ovviamente in Scintilla dove, forse questo cambiamento è un pochino più evidente in confronto alle cose scritte in passato.

(LDU): Considerando che Scintilla è un disco molto introverso e che tu vivi in Inghilterra volevo sapere se tutto quest'aspetto ha una risoluzione in questo disco, se questo disco suona così perché vivi in Inghilterra.

(GE): Non saprei. Ormai sono 7, 8 anni che vivo in Inghilterra. Onestamente quando vivevo in Italia, dov'è partito il progetto Nosound c'era sempre un'ispirazione di ampio respiro, anche se è qualcosa che si conquista col tempo e con l'esperienza, ma c'è sempre stata la volontà di dare quest'ampio respiro. Anche perché non sono mai stato un ascoltatore di musica italiana, non mi ha mai detto nulla, non fa parte delle mie corde emotive, a parte rarissime eccezioni, forse la più grande di tutte e De Andrè. Non è un panorama musicale, né mainstream né underground, che mi ha mai appartenuto.
Ma in effetti, ora che mi fai pensare, quello che si rispecchia è che vivendo qui, e dunque prendendo gli aspetti positivi che ci sono qui, è possibile fare una vita artistica, e dunque pratica, che permette di indugiare o approfondire questa parte interna.
Questo disco è stato più percepito nel nord di Europa dove c'è più questa sensibilità musicale piuttosto che in Italia.
Nel pratico Nosound non sarebbe mai riuscito a crescere e a continuar a vivere se fosse rimasto in Italia.
Scintilla è più un album inglese che italiano.

(LDU): Parlaci dei due ospiti presenti in Scintilla, cioè Vincent Cavanagh ed Andrea Chimenti, due personaggi molto diversi. Com'è stato coinvolgerli e perché hai pensato a loro.

(GE): Sicuramente sono due artisti diversi. Nelle mie collaborazione c'è sempre il fattore d'amicizia e lo scambio artistico.
Vincent lo conosco da tempo essendo parti della stessa etichetta ed avevamo in mente da tempo di collaborare. Nel brano In Celebration of Life avevamo un legame comune con la persona che ha scritto e testo e al quale poi il pezzo è stato dedicato. E' stato un segno per dire: questa cosa bisogna farla.
Andrea Chimenti è uno dei pochi artisti italiani che seguo tuttora. Lui ha un respiro internazionale. Dopo esserci scambiati un po' di materiale ci siamo detti che, anche se la nostra musica è diversa, parte da un punto in comune che sono i sentimenti. Lavorare insieme significava fare qualcosa di diverso da quello che ognuno fa per conto proprio. Trovandoci nella stessa lunghezza d'onda abbiamo ripreso in mano il materiale che c'eravamo scambiati prima ed è nato velocemente Sogno e Incendio.




(LDU): Parlaci del processo creativo delle canzoni dei Nosound considerando che il resto della band si trova in Italia.

(GE): Non sono mai stato un fan di comporre insieme in sala prove suonando tutti insieme. L'ispirazione bisogna saperla ascoltarla, scoprirla e scriverla. Io scrivo quasi sempre al piano, registro un demo ed in studio comincio a registrare quello che ho in mente. Quando ho finito questo metto tutto in un cassetto e lo lascio riposare per mesi. In questo modo so se qualcosa e valido o meno.
Quando mi sono dimenticato di quello che ho scritto lo riascolto e capisco se è valido o meno. Avendo selezionato le cose interessanti invio tutto al resto della band e ci confrontiamo. Ognuno manda le proprie tracce strumentali e quando crediamo di aver raggiunto un buon risultato ci vediamo tutti insieme a Roma e registriamo definitivamente le tracce.

(LDU): Cosa ti manca dell'Italia.

(GE): Dell'Italia mi manca il modo d'approcciarsi delle persone tra di loro. Qua si fatica ad abituarsi al modo di socializzare fatto di pub, musica alta e molto alcool. C'è meno possibilità di affrontare discorsi più profondi. Forse questa è l'unica cosa che mi manca oltre naturalmente alla famiglia o agli amici più ristretti. Ma tornando spesso in Italia mi godo di più questi aspetti di quando vivevo lì.

(LDU): Un'impressione che mi viene sentendoti è che sei un italiano ben poco italiano.

(GE): Sì. E' assolutamente vero quello che dici. Sono ben poco italiano per la mia indole. Naturalmente non è facile lasciare il proprio paese ma ho sempre pensato che più è difficile quello che si fa più è grande quello che ottieni.

(LDU): Per arrivare dove siete arrivati avete faticato molto, raccontaci di più.

(GE): La parte musicale all'inizio era un 20, o 30 per cento. Il resto del tempo e dell'energia se ne andava facendo tre o quattro lavori facendo tutto da noi per fare un bel prodotto da presentare alle grandi etichette con una produzione diversa dalle altre. Io tutt'ora dormo 6 ore a notte perché non c'è nulla che possa sostituire il lavoro che non ti fa uscire o socializzare, e quella cosa la fai solo se hai una passione vera.




(LDU): Cosa c'è nel futuro di Giancarlo Erra e dei Nosound.

(GE): Per un paio di mesi saremmo ancora impegnati nella promozione del disco dopo di che voliamo avviare un tour che ci porti anche in America.
Personalmente continuerò a scrivere musica. Con Tim Bowness e il nostro progetto Memories of Machines dovrebbe rivedere la luci. Ripubblicheremo il primo disco e lavoreremo su nuovo materiale per registrare un disco.
Ho la fortuna di non dover sfornare un disco all'anno e dunque assecondo la mia ispirazione.

Podcast con l'intervista intera:


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